martedì 22 marzo 2016

Dal sito del Soroptimist Europe



Per l'album dei ricordi, la videata del sito del Soroptimist International of Europe in cui sono citata anch'io, e il mio blog.

domenica 20 marzo 2016

My New York

New York


I grattacieli, il fumo dai tombini e il fumo delle sigarette davanti agli ingressi dei palazzi. 
L'acqua nelle strade, la pioggia e il vento ovunque, nel mio cappuccio e nel mio berretto ben calzato sulla testa.
L'ombrellino rosso, compagno di tanti viaggi, ribaltato due volte e giunto a fine corsa.
La metrocard, per andare uptown e downtown, in quell'odore particolare della subway.
Le mattonelle con i nomi delle stazioni della subway.
Gran Central, che manca solo di vedere due innamorati che si baciano per essere perfetta.
La New York Public Library, calda come solo un libro sa esserlo.
Central Park e le canne al vento nell'acqua guardando giù. La fontana che zampilla e lontano, molto lontano, la skyline.
Miss Liberty e quei battelli che sembrano imbarcarsi troppo a destra quando si arriva.
Ellis Island, dove non si scende più. 
Le ragazze di New York, con le infradito e il vestitino leggero anche in inverno e in mano il bicchierone del caffè.
Il profumo di cibo nelle strade di fianco ai baracchini.
Lo spazio, immenso, nelle hall dei palazzi che contano. Lo spazio vuoto, a New York, è solo per i ricchi.
La vista del grattacielo di fronte alla finestra della mia camera, la sera quando si accende e la mattina quando si spegne.
Le Avenue, dove si aspetta l'omino bianco,  e le street, dove si attraversa anche con il rosso.
I taxi gialli.
Le pubblicità rosse.
I capelli verdi di una donna che pregava a St. Patrick il giorno della parata.
Il grattacielo della Chrysler, tutte le mattine, a vegliare sul mio passaggio e il cartello che dice che il gatto si arrabbia se ti fermi a fumare sotto il ponteggio. O almeno credo.
La frutta di New York, dal Messico.
Le sirene, le sirene, le sirene. Sempre, sempre più alte quando non trovano strada.
Il senzatetto che dorme tra i banchi di una chiesa appoggiato al suo piccolo mondo raccolto in un carrello.
Il memoriale dell'11 settembre, e una lacrima non trattenuta.
Il silenzio dell'acqua.
Le bandiere americane, orgoglio ovunque.
New York, "my" New York, e la canzone di Alicia Keys, cantata tutti i giorni camminando nelle strade affollate dell'ora di punta con la mia tasca ancora piena di sogni.

sabato 19 marzo 2016

Il mio personale CSW60

2016-03-15 11 agg


Ufficialmente chiusi, per me, i lavori.

Di fatto il CSW continuerà anche la prossima settimana ma lo seguirò da Como, dall'ufficio, dalla mia vita "normale", con Daniele e gli amici di sempre.

Si chiude questa esperienza incredibile, pazzesca, che mai avrei immaginato di vivere.
Mi resta la giornata di domani, per la quale ho già un bel programma, che esula dal Soroptimist e dal CSW60.

Una settimana a New York, per la prima volta nella mia vita in Usa, per la prima volta nella mia vita a parlare inglese/americano chiamatelo come volete, una lingua che da sempre ho studiato e amato ma che non ho mai veramente usato.
Ero timorosa prima di partire che questo fosse un limite:  mi sono buttata. A qualcuno ho fatto ripetere le cose tre volte (tutti hanno avuto tantissima pazienza con me), altri li capivo come parlassero italiano.

Per me è stato un sogno.

Parlare per una intera settimana di diritti umani, di progetti, di idee, sentire confrontarsi situazioni tanto diverse.

Ho capito davvero quanto sia fortunata, nella vita: cose che per me non hanno peso, per altre donne sono valori irraggiungibili. Spesso, mentre ascoltavo oratori o testimonianze, ho provato a pensare: "e se fosse toccato a me vivere in quel paese, in quella situazione?".

E altrettanto spesso ho ascoltato ammirata e con profonda riconoscenza, testimonianze di chi ha provato a risolvere, almeno in parte quei problemi. E che ci sta ancora provando. E che non ha nessuna intenzione di smettere.

Ho conosciuto Soroptimiste di tutto il mondo, sentito parlare di progetti incredibili, nei quali la potenza numero uno non sono tanto i soldi raccolti ma l'esperienza, l'abilità, le capacità delle soroptimiste che mettono i propri skills a disposizione.

Sono stata un po' la "mascotte" della Delegazione Europea del Soroptimist, che ringrazio, ma, alla fine, lo sono stata un po' di tutte.

E' stata una parentesi e una carica straordinaria, che mi porterò nel cuore nei momenti bui, che arrivano sempre e nella vita non mancano mai, e mi porterà luce.

Ringrazio di cuore tutti voi che mi avete seguito.

Un grazie speciale a mio marito,  Daniele, che mi ha spinto a provarci. Senza quella spintarella probabilmente non sarei partita.
Grazie a mamma e papà, orgogliosi di sapermi all'Onu, a  "Nuova York", come la chiama papà.

Grazie a tutti per avermi incoraggiato: anche un "semplice" like su facebook o un sms o un whatsapp ha fatto la differenza, mi ha dato forza e coraggio per cercare di vivere al meglio questa avventura.

A me resta dentro, geneticamente impressa, la convinzione che un mondo diverso sia possibile.
Ho visto tante tante tante giovani nella Conferenza, e ognuna dialogava con donne di qualche anno di più con una perfetta sintonia, sulla stessa lunghezza d'onda.

Da lunedì tutto sarà diverso, ma quello che si è imparato, che si è vissuto, non lo può portare via nessuno.

Spero con il mio racconto di aver portato un po' di luce in questa settimana anche a chi era in Italia e leggeva i miei resoconti.

E spero di aver messo voglia a qualche soroptimista, il prossimo anno, di provare a vivere questa esperienza. Questo diario è stato scritto anche per questo.

E ora: mi resta il sabato. Vado a trovare un mio personale mito. Vi dirò.

Ricevimento internazionale

Ok, mi erano rimaste in arretrato un po' di foto, ma, giuro, non riuscivo a stare dietro al ritmo di questi giorni.

Ed eccole qua, le fotografie scattate durante il ricevimento della nostra Presidente Internazionale, Yvonne Simpson, che ha permesso a tutte noi presenti a New York di conoscerci lunedì scorso, proprio all'inizio di questa esperienza.

Con alcune di loro abbiamo approfondito la conoscenza, ci siamo scambiate i contatti "to stay in touch!".

Il mondo nei sorrisi.
Eccole qua:


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venerdì 18 marzo 2016

Cronaca di una "normale" giornata all'Onu per il CSW60

Sembra che sono qua in vacanza, ma la giornata quando ci sono i lavori è veramente intensa e impegnativa.

La mattina comincia con il primo impegno alle 8.30: intendiamoci, niente di quello che scrivo è obbligatorio, ma ogni cosa che si salta è persa, quindi....

2016 03 17 ny 006 COLF IRMA

Quindi alle 8.30, dopo aver fatto colazione, 1.100 metri a piedi dall'hotel all'entrata, passate tutte le bandiere che non sempre sono esposte, passato i controlli di sicurezza, alle 8.30 comincia il briefing ufficiale, quello organizzato dal NgoForum: sono tantissime le persone che partecipano perché si fa un po' il punto sui lavori e c'è la possibilità di intervenire, brevi ed educati interventi, per chiedere o fare affermazioni.

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Oggi, durante la prima riunione, sono stati distribuiti cartelli per promuovere la nomina, per la prima volta, di una donna quale Segretario Generale dell'Onu: i tempi sono maturi, speriamo ci siano candidate capaci e all'altezza, che nessuno vuole una donna "per forza" ma se una candidata dovesse essere una buona candidata ... why not?
E le soroptimiste hanno posato per una fotografia con i cartelli in mano. Considerate come se ci fossi anch'io, che ho scattato questa e non so più quante foto con i cellulari di chi è ritratto.

Break the ceiling in the glass building (Rompere il soffitto di cristallo nel palazzo di vetro) .... che forza sarebbe!

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E dopo il briefing ufficiale, le soroptimiste si riuniscono al quarto piano, in un ristorantino vista Hudson che non si trova se non si sa, si fa colazione e il secondo briefing quello in cui ci si dicono le cose importanti, cosa si è fatto il giorno prima, quali attività per la giornata entrante, quali le attività che sono state portate a termine.

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E dopo via ai lavori.
Ognuna sceglie quali conferenze seguire, in base all'organizzazione (io ho seguito quelle in cui era organizzatrice o partecipante l'Italia), o in base al tema, o per curiosità.

Le conferenze si tengono sia alle Nazioni Unite che in zone intorno al palazzo di vetro.
Io ho seguito conferenze sia all'interno che al Church Center of the United Nation. Gli eventi "in" sono più formali, ma non necessariamente la qualità ci perde in quelli all'esterno: ho ascoltato interventi di altissimo livello, con relatori molto preparati ai quali avrei volentieri "rubato" le slides, che ho comunque fotografato.

L'interno dell'Onu è tutto un su e giù dagli ascensori per cercare la sala che interessa, di donne che vanno di qua e donne che vanno di là, ci sono anche gli uomini ma sono in netta minoranza.

Agli eventi occorre arrivare almeno una decina di minuti prima, per prendere il posto che si preferisce, e in certi casi per prendere il posto.

Per evitare di portarmi quintali di cose non prendo appunti ma uso la funzione note dell'iphone.
A proposito: la connessione wifi free è perfetta.

La sera riguardo le cose che ho scritto, rifletto.
Oggi, tra le altre, ho seguito una conferenza organizzata dal Governo ungherese a cui partecipava una campionessa di scacchi Judit Polgar, giustamente orgoglio nazionale.

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Giocare a scacchi è una attività che può essere fatta tranquillamente da maschi e femmine insieme: ma non è ancora così.  E' una attività che può essere svolta da tutti, senza grandi impegni economici, e permette di azzerare la differenza di genere. Permetterà, perchè oggi non è ancora così: per una donna battere un uomo a scacchi è ancora qualcosa di ....

Comunque, ha detto:

"It is not a matter of gender, it is a matter to be smart".
Ricordiamocelo.

2016-03-17 11.46.21